T.S.O.:
CURA O TORTURA? ASSASSINIO MASTROGIOVANNI. LA LEGGE BASAGLIA 32 ANNI DOPO.
di Pietro Palau Giovannetti
Francesco Mastrogiovanni, ucciso dalla
malasanità e dall’indifferenza, in regime di ricovero coatto, presso l'Ospedale
di Vallo della Lucania, Salerno, il 4 agosto 2009.
Un caso destinato a scuotere le coscienze
e a fare riflettere su come vengono gestiti i pazienti e intese le professioni
mediche da coloro che dimenticano troppo facilmente di avere rinnovato il
giuramento di Ippocrate.
Avvocati senza Frontiere si costituirà
parte civile nell’interesse del Movimento per la Giustizia Robin Hood Onlus
che, da oltre 25 anni, si adopera per il rispetto della
legalità e dei diritti umani, a tutela di interessi diffusi dei cittadini e dei
propri associati, contro qualsiasi forma di discriminazione e abuso di
autorità, anche da parte delle istituzioni sanitarie, offrendo assistenza
legale ai soggetti più deboli in stato di bisogno.
Il processo
prenderà il via il prossimo 28 giugno avanti al Tribunale monocratico di Vallo
della Lucania, con ben 18 imputati, a partire dal primario del reparto di
psichiatria e da altri cinque medici del reparto per avere formato false
cartelle cliniche, occultando i disumani trattamenti, da torturatori
medioevali, a cui è stato sottoposto Francesco Mastrogiovanni, durante il
T.S.O., il quale veniva barbaramente legato mani e piedi per oltre 80 ore, sino
a provocarne la morte.
Oltre tre giorni
di ininterrotta atroce agonia, ripresa dalla
telecamere, legato al letto di morte, con fasce di
contenzione, a piedi e mani, senza che nessun medico e infermiere in
servizio prestasse interesse ai suoi
disperati tentativi di liberarsi e grida di aiuto.
Tre interminabili
giorni, si legge nel capo di accusa con decreto di rinvio a giudizio immediato,
senza alcuna interruzione e senza mai venire slegato né effettuare alcuna
visita di controllo, senza cibo né acqua, ma solo idratandolo con delle flebo. Forse neanche Torquemada avrebbe avuto tale
cinica spietatezza per le torture che seppe infliggere alle vittime sospettate
di falsa conversione, alle donne accusate di stregoneria e agli eretici.
Sequestro di
persona, morte per delitto doloso, in concorso, per avere provocato il decesso
di Francesco Mastrogiovanni, causato da negligenza, imperizia, e imprudenza
consistite nell’aver legato il paziente al letto di degenza, per più di tre
giorni, senza altresì disporre ed effettuare adeguata sorveglianza e
assistenza, onde interrompere il progressivo stato di prostazione fisica e
psichica del paziente, senza dargli cibo né acqua, ma solo idratandolo con
flebo, senza slegarlo nemmeno per brevi pause ed a singoli arti.
Questi i capi di
accusa formulati dal P.M., dr. Francesco Rotondo nei confronti del primario,
medici e infermieri del reparto di psichiatria di Vallo della Lucania. Lavoro
encomiabile quello del P.M. al cui schiacciante impianto accusatorio e
probatorio gli imputati ben difficilmente potranno sottrarsi, in quanto colti
in fallo dalle cartelle cliniche falsificate e dalla silenziosa testimonianza
di una telecamera le cui crude riprese mai avrebbero forse trovato visibilità
ove non fossero state messe in onda da Mi Manda Rai Tre.
Ma sappiamo bene
che spesso malasanità e malagiustizia vanno di pari passo. Non possiamo quindi
fare a meno di ricordare ai nostri molti attenti lettori sparsi in tutta Italia
e nel mondo, il noto brocardo latino: “Promoveatur ut amoveatur” (che sia promosso per rimuoverlo).
Sarà solo un caso…(?)
ma è CERTO che lo scrupoloso P.M. Francesco Rotondo è stato applicato ad altro
incarico, passando dalla Procura di Vallo della Lucania a quella assai più
prestigiosa di Salerno, venendo frettolosamente sostituito, prima del processo,
da altro P.M., nella persona del Dr. M.
Renato Martuscelli, che già nel 1999 chiese ed ottenne la condanna a circa tre
anni di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale e lesioni, nei confronti
del povero Francesco Mastrogiovanni, seppure ben 6 persone presenti ai fatti
avessero testimoniato in suo favore, denunciando che Francesco era stato
viceversa vittima dell’aggressione dei Carabinieri, che lo avevano preso di
mira, in quanto anarchico. Condanna che venne poi integralmente riformata in
appello a Salerno, con condanna dello Stato Italiano per l’ingiusta detenzione
di Francesco.
L’allarmante
scelta del nuovo P.M. appare quindi quanto meno incauta e sconveniente,
per cui ci si auspica che il capo dell’Ufficio, ove non possa consentire al Dr.
Rotondo di concludere il processo, provveda alla sostituzione del P.M.
Martuscelli, come previsto dal combinato disposto di cui agli artt. 53 c. 2 e
36 c. 1 lett. a), b), c), d) c.p.p., sussistendo gravi motivi e/o quantomeno
ragioni di opportunità.
La società civile e i parenti delle
vittime si aspettano infatti una condanna esemplare,
senza sconti e impunità, non per giustizialismo, ma per spirito di giustizia,
affinché mai più possano verificarsi nel nostro Paese trattamenti disumani e
degradanti, in danno di persone inermi. Seppure, mai, nessuna condanna e
risarcimento danni potranno restituire la vita a Francesco Mastrogiovanni,
togliendogli le atroci sofferenze e l’inenarrabile lenta agonia che ha dovuto
sopportare prima di morire, nell’indifferenza generale di un intero ospedale.
A cura del
Presidente di Avvocati senza Frontiere
Pietro Palau
Giovannetti