10/02/2010  

VALLO DELLA LUCANIA.

«L'ordinanza del gip contiene lacune e fa di tutta l'erba un fascio, ma le posizioni di medici e infermieri sono differenti». A ribadirlo è l'avvocato Carmine Giovine, uno dei difensori dei 14 sanitari indagati per il caso Mastrogiovanni e sospesi dalla professione per due mesi. Un provvedimento su cui il 22 febbraio si pronuncerà il Tribunale della libertà di Salerno, a cui è stato presentato ricorso. «Sono fiducioso in una decisione favorevole del riesame, almeno per quanto riguarda il mio assistito, che è un infermiere», aggiunge Giovine che, con la collega Giuliana Veneroso, rappresenta uno dei sanitari interdetti. E spiega: «Gli infermieri sono semplici esecutori, che non possono intervenire su quanto disposto dai medici, compresa la contenzione. Va anche differenziata la posizione del personale di notte, perché applica una terapia che decisa di giorno, quando l'equipe sanitaria è al completo». Il difensore palesa, inoltre, l'esistenza di un problema procedurale. «Gli infermieri - rimarca Giovine - non hanno ricevuto alcun avviso prima dell'esecuzione dell'autopsia, che è un atto irripetibile e dunque non utilizzabile nei loro confronti, altrimenti sarebbe leso il diritto alla difesa. Senza contare che l'ordinanza del gip non risponde alla consulenza medico-legale e psichiatrica presentata dalla difesa, che confuta i consulenti della Procura evidenziando che la morte non è stata causata dalla contenzione ma da una causa improvvisa». Anche sulle ipotesi di accusa il difensore è critico. «Il sequestro di persona - dice - è un reato contestato con una costruzione ingegneristica e fantasiosa». Della vicenda giudiziaria parla anche uno dei difensori del direttore di dipartimento dell'ex Asl Sa 3, Michele Di Genio. «Il dottor Di Genio - spiega l'avvocato Antonio Fasolino - è stato nel reparto di Psichiatria solo per 58 secondi. Si trovava in ospedale per motivi familiari, non ha visto le cartelle cliniche e ha solo attraversato quel reparto, salutando il prof che, come si vede dal video, gli sorride e gli dà la mano. In quel momento infatti non era legato, ma aveva una contenzione blanda, per cui poteva sedersi e stendere la mano. È una pratica assolutamente compatibile con l'assunzione di psicofarmaci. Serve, anzi, a evitare che il paziente cada mentre è in terapia». Il legale precisa anche il ruolo ricoperto dal suo assistito. «Il dottor Di Genio - rimarca Fasolino - era il direttore di dipartimento, non il primario del reparto, che è una struttura semplice dove si assegnano le deleghe di volta in volta». el.ma. © RIPRODUZIONE RISERVATA