La presidenza della Regione Campania: "si riscontrino eventuali
anomalie nel ricovero e le cure per Franco Mastrogiovanni". Sette medici
del reparto indagati per omidicio colposo. Visionato il video della camera
di degenza della vittima.
Sulla morte di Francesco Mastrogiovanni, avvenuta il quattro agosto scorso
dopo quattro giorni di ricovero presso il reparto di psichiatria
dell’ospedale San Luca di Vallo della Lucania, è stata aperta anche
un’inchiesta amministrativa dall’Asl Salerno, su indicazione
dell’Assessorato regionale alla sanità. Lo ha comunicato ieri l’ufficio
stampa della presidenza della Giunta regionale della Campania. Scopo
dell’inchiesta amministrativa, fanno sapere fonti regionali, è quella di
accertare eventuali anomali nella gestione del ricovero e delle cure del
maestro di Castelnuovo Cilento. Non si esclude che l’indagine
amministrativa possa completare anche l’accertamento penale del pm. Non si
esclude, infatti, che i dirigenti asl possano essere sentite come persone
informate sui fatti. Cioè di quando hanno avuto la notizia della morte, di
quando sono state eventualmente attivate le procedure di indagine interna,
se sono stati assunti provvedimenti. A due settimane dalla morte di
Mastrogiovanni, dunque, anche l’azienda sanitaria salernitana decide di
approfondire la vicenda che da giorni è oggetto di indagine penale da
parte della procura della repubblica di Vallo: sette medici indagati per
omicidio colposo. Nelle ultime due settimane, con un lavoro che non si è
fermato neppure alla vigilia di ferragosto, il pm Rotondo ha anche
sequestrato le videoregistrazioni riferite alla camera del paziente oltre
che la cartella clinica. L’ipotesi di reato è omicidio colposo, ma non si
esclude che, nel corso delle verifiche dei materiali acquisiti, possano
aggiungersi altre contestazioni, tra cui l’abuso di mezzi di correzione da
cui è derivata morte e il falso in atti relativamente alla cartella.
Diversi dubbi sarebbero, infatti, già emersi da un esame preliminare, come
l’assenza di annotazioni riferite alla contenzione cui è stato sottoposto
il maestro e le modalità con cui è stato applicato il trattamento. Di
certo questo drammatico caso da giorni sta interrogando le coscienze e
suscita accessi dibattiti anche sui blog specialistici e di opinione.
L’ultima vicenda della vita di Mastrogiovanni - trentasette anni fa
indiziato e poi scagionato per il delitto di Carlo Falvella (era in
compagnia di Giovanni Marini) - ha inizio il 31 luglio scorso con
l’applicazione di un trattamento sanitario obbligatorio, disposto dal
sindaco di Pollica «perché guidava contro mano, suonava il clacson ed era
particolarmente agitato, tale da risultare pericoloso per sé e per gli
altri». Il maestro tenta di opporsi al tso e di fuggire, ma non ha scampo
di fronte a una task force di vigili urbani e carabinieri a terra, e
guardia costiera a mare. Lo stesso giorno si aprono per lui le porte del
servizio di psichiatria dell’ospedale San Luca, dove era stato già
ricoverato in passato. Nel sangue gli trovano una piccola concentrazione
di cannabis, postumi di uno spinello. Da quel momento della «cattura» li
trascorre immobilizzato al letto, con mani e piedi legati, presumibilmente
in contemporanea all’assunzione di farmaci. «Il trattamento di contenzione
è stato rispettoso dei protocolli», affermano i legali di alcuni medici
indagati. «I segni marcati rinvenuti sul corpo non si spiegano con una
logica medico-curativa», ribattono i legali della famiglia.
Di Elisabetta Manganiello, Il Mattino del 18/08/09