Francesco Mastrogiovanni era una persona dolce e
problematica, con una storia difficile alle spalle, ed è morto per edema
polmonare, alle 7,20 dello scorso 4 agosto, dopo essere stato costretto a stare
per 80 ore coi polsi e le caviglie strette dai legacci, in un letto di
contenzione, in una posizione innaturale in cui la normale funzione respiratoria
è compromessa, alimentato solo attraverso le flebo, presso l'ospedale San Luca
di Vallo della Lucania, in provincia di Salerno. Nei video delle telecamere
dell'ospedale, che hanno ripreso l'agonia del maestro libertario, allegati al
fascicolo giudiziario, tutta l'indifferenza, il disprezzo e l'oltraggio verso
una creatura, una persona fragile bisognosa di cure e di attenzioni. Le indagini
vanno avanti e l'adesione di centinaia di cittadini al comitato "Verità e
Giustizia per Franco" non registra pause. In questi giorni i magistrati hanno
emesso diciannove misure cautelari di sospensione temporanea dalla professione
(7 medici e 12 infermieri), in pratica l'intero reparto di psichiatria
dell'ospedale di Vallo della Lucania risulta essere indagato per un omicidio
che, insieme a quello di Stefano Cucchi, Aldo Bianzino, Federico Aldovrandi e di
molti altri costituiscono la Spoon River del mondo carcerario italiano e del
sistema poliziesco e repressivo dello Stato.
Il Pm Francesco Rotondo che
ha visionato la relazione del medico legale Adamo Maiese coofirmata dallo
psichiatra Giuseppe Ortano, ha chiesto al Gip, Nicola Marrone, di procedere agli
interrogatori di garanzia, obbligatori in quanto si tratta di pubblici
ufficiali, che sono stati fissati per la prima settimana di dicembre. Un'altra
importante novità è la dichiarazione dell'avv. Caterina Mastrogiovanni, cugina
del maestro, la quale ha ribadito che la sua famiglia non ha mai contattato il
sindaco di Pollica, Angelo Vassallo, smentendo in modo categorico le
dichiarazioni rilasciate dallo stesso al giornale "Il Cilento" (ottobre 2009) e
ribadite in un videofilmato visionabile su You tube, in cui egli afferma che i
familiari di Mastrogiovanni lo avrebbero sollecitato più volte a disporre il
trattamento sanitario obbligatorio nei confronti di Franco. Un'ulteriore
contestazione dell'avvocato di famiglia riguarda la dichiarazione dei sanitari
contenuta nella cartella clinica nella quale si legge: "Non si somministra
terapia. Perché dormiva spesso, quindi era tranquillo". Allora perché, ci
chiediamo tutti, non gli hanno tolto i legacci ogni tanto? Cambiando posizione
avrebbe respirato meglio, si sarebbe salvato e avrebbe continuato a vivere e a
lottare, con il suo disordine discreto e a chiedere a chi avrebbe dovuto curarlo
nei giorni dell'ennesimo ricovero: dov' è finito il vostro cuore?
Diceva
Emile Durkheim, che nella società "è la forma del tutto che determina quella
delle parti" . E' triste pensare di vivere in una società il cui grado di
frustrazione è così alto da ripercuotersi a cascata fino a sfogarsi sul segmento
terminale più debole e meno tutelato. Per valutare il grado di civiltà di un
Paese occorre verificare le condizioni delle sue carceri, ma anche degli
ospedali psichiatrici, dei centri di prima accoglienza, delle caserme, di tutti
quei luoghi in cui il rapporto è asimmetrico e rigidamente gerarchico, dove si
evidenziano le contraddizioni di un Paese che si definisce democratico, ma fa
ricorso alla forza fisica per risolvere "civilmente" i problemi . Le vittime di
soprusi atavici di un potere che corrompe non solo chi ne è investito, ma anche
coloro che devono soggiacervi si trasformano in carnefici, sfogando sui più
deboli e sui diversi le loro insoddisfazioni.
Per saperne di più:
http://www.giustiziaperfranco.it/