S’è smarrita anche l’umanità della parola. Silenzi, tentativi di
indurre al silenzio, offese a quella umanità della parola che può esser
perfino lenitiva di un dolore e foriera della speranza e della grazia di
una verità. Dopo la tragedia che si è consumata in un ospedale del
Cilento, dove un uomo entra vivo nel reparto di psichiatria di un ospedale
ed esce morto dopo quattro giorni, non c’è parola ufficiale delle
istituzioni pubbliche. Asl, Regione, governanti e commissari, tutti quelli
che fanno quotidianamente i conti con la sanità disastrata ed ora
terremotata nella coscienza. Silenzio. Neppure un atto teso a scoprire la
verità del funzionamento di un servizio pubblico che fa contare un morto.
Tutti in ferie. Non è in ferie un pm che tenta di modulare la Legge
all’umanità della parola e consegnare giustizia ai familiari, gli amici di
Franco Mastrogiovanni. Si, per quell’uomo bollato come pazzo scatenato in
una notte d’estate, braccato nell’ultimo giorno di luglio su una spiaggia,
come se fosse stato il killer latitante più pericoloso del mondo e poi
lasciato morire sotto l’impotente, ma almeno quello incorruttibile, occhio
della telecamera che vigilava sulle sue ultime novantasei ore di una vita
tragica. Franco era lì, uomo legato con fili rigidi, di ferro o di
plastica poco importa, immobile, polsi e piedi sanguinanti. Franco gridava
a squarciagola al mondo che lui non era pazzo, occhi sbarrati verso il
soffitto, aggressivi e dolenti nel pendolo della rassegnazione finale. Ha
avuto anche la sfortuna di morire ad agosto, Franco Mastrogiovanni. Quando
tutti sono in ferie, tranne il pm. Quando è in ferie chi dovrebbe spiegare
come è possibile che si possa morire in una stanza di un reparto di
psichiatra di un ospedale del sud. È in ferie chi punta sul cinismo della
distrazione collettiva per far smarrire l’umanità della parola. Medici
imputati e in servizio, manager silenziosi, cinici ma non impauriti, e
ancora seduti. Solo un pm al lavoro perchè torni almeno l’umanità della
parola. ant.man.
Fonte: Il Mattino